Il piano di riordino

I Comuni italiani hanno tempo fino al 30 settembre per presentare il piano di riordino delle società partecipate: il Governo si aspetta che ne vengano tagliate almeno tremila, presumibilmente entro fine legislatura. I sindaci sono d’accordo ma, come ha spiegato il presidente di Anci Toscana e primo cittadino di Prato Matteo Biffoni, “non sarà semplicissimo e ci vorrà il suo tempo: è interesse di tutti arrivare ad offrire ai cittadini buoni servizi a costi ridotti, razionalizzando e tagliando dove serve, ma tutelando i lavoratori”.

Di questo si è parlato stamani in Palazzo Vecchio a Firenze, nell’affollato incontro “Il piano straordinario delle Partecipate” organizzato da Anci Toscana con il Comune di Firenze e Confservizi Cispel Toscana. “Dopo aver a lungo discusso la nuova norma sui tavoli nazionali – ha aggiunto Biffoni -  stiamo portando avanti un percorso che può sembrare impossibile, ma che alla fine abbiamo messo nero su bianco e che oggi  presentiamo ai Comuni in maniera puntuale e precisa. Non si può procedere a strappi, ma l’obiettivo è condiviso e lo raggiungeremo in tempi ragionevolmente brevi”.  

Un percorso che il Comune di Firenze ha già intrapreso, come precisa l’assessore Lorenzo Perra: “Noi abbiamo presentato il piano il 30 marzo scorso e lo stiamo applicando seguendo una linea di buonsenso, per ridurre e accorpare le società partecipate. E nessuno perderà il proprio lavoro.  Lo abbiamo già fatto per Ataf, per Centrale del Latte, lo stiamo facendo per Silfi e Sas, che verranno accorpate”.

Per spiegare il punto di vista del Governo è intervenuto il sottosegretario alla semplificazione Angelo Rughetti: “Tutte le volte che in passato si è provato a razionalizzare le partecipate non ci siamo riusciti. Ma questa è la volta buona. Abbiamo messo sanzioni pesanti per i Comuni che non adempiono ma anche incentivi, che forse aumenteremo, per i Comuni che sono bravi”.  “Il piano non interessa i servizi pubblici locali come acqua, trasporti, energia – precisa Righetti – ma per le altre società è necessario intervenire: circa mille sono inattive, circa tremila hanno consigli di amministrazione più numerosi dei dipendenti. Ci aspettiamo un sistema più ordinato, ed è auspicabile che più comuni lavorino insieme per aree omogenee. I Comuni abbiano a cuore l’esercizio di svolgere il ruolo di proprietari delle proprie aziende”. (com/gp) - da www.anci.it

 

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