Due anni di FOIA

Due anni di FOIA: limiti e incertezze del diritto di sapere

Il 23 dicembre 2016 in Italia diventa operativo il diritto di accesso generalizzato previsto dal FOIA (Freedom of Information Act). A partire da quella data, ognuno di noi ha potuto esercitare il suo diritto di accesso ad atti e documenti detenuti dalla Pubblica Amministrazione.

A due anni dalla sua entrata in vigore però il FOIA è ancora uno strumento poco conosciuto dai cittadini e difficile da utilizzare anche per i giornalisti. Proprio questi ultimi invece avrebbero nel FOIA uno strumento fondamentale per lavorare al meglio sulle loro inchieste, consegnandoci un giornalismo di qualità e davvero libero.

Perché il FOIA è importante?

Ogni Pubblica Amministrazione (scuola, comune, ospedale ecc.) produce e detiene dati, informazioni e documenti in merito al lavoro che quotidianamente svolge. Pensiamo anche solo alle delibere, ai bandi di concorso e alle gare d’appalto. Ogni azione svolta dalla PA produce un atto amministrativo. Il FOIA dà la possibilità a chiunque di conoscere informazioni che altrimenti rimarrebbero nascoste. Proprio attraverso il FOIA è possibile rendere pubblico il lavoro delle amministrazioni ed esercitare il nostro diritto di accesso agli atti. È quindi fondamentale per essere davvero cittadini informati.

Il FOIA è uno strumento fondamentale anche per un giornalismo d’inchiesta di qualità. Per questo, dal giugno 2018, esiste FOIA4journalists, un progetto di Transparency Italia volto ad assistere gratuitamente tutti i giornalisti che hanno la necessità di inoltrare istanze di accesso agli atti per ottenere documenti utili alle loro inchieste. Un servizio di informazione basato sulle fonti ufficiali è necessario alla vita democratica.

Com’è andata in questi due anni?

Nel luglio 2017, abbiamo utilizzato il FOIA nell’ambito degli appalti pubblici finanziati dai fondi europei in Italia, per capire meglio tempi e modi di risposta di alcune Regioni italiane. Questo primo monitoraggio ci ha dato uno spaccato interessante evidenziando uno dei temi più spinosi: quello dei tempi di risposta. Richiesti i documenti inerenti alcune gare d’appalto, su 8 Regioni, 3 non hanno fornito una risposta nei tempi definiti per legge, su un tema così delicato come l’utilizzo dei fondi europei.

Anche nelle istanze FOIA inoltrate per il lavoro di assistenza ai cittadini che segnalano casi di corruzione ad ALAC – Allerta Anticorruzione abbiamo riscontrato diversi casi di inadempienza. I documenti richiesti per questa attività si riferiscono a quattro macro-aree: bandi di concorso, criteri di valutazione del personale, contratti di vendita e gare d’appalto. I tempi di risposta sono raramente rispettati e in alcuni casi è palese come il ritardo nella risposta sia un vero e proprio modus operandi delle amministrazioni. Esemplare il caso di un bando di concorso pubblico per un membro dello staff tecnico di Regione Lazio, che ci ha messo 2 mesi (il doppio del dovuto) prima di arrivare nelle nostre mani.

 

Dati personali e FOIA: un rapporto incerto

La protezione dei dati personali contenuti dai documenti richiesti rappresenta la causa di diniego o accesso parziale da noi più spesso sperimentata. Nel giugno 2018, a seguito di una segnalazione pervenuta ad ALAC, abbiamo richiesto al Comune di Pescara di fornirci i criteri di valutazione personale di alcuni suoi dipendenti allo scopo di comprendere il motivo per cui avessero ricevuto una valutazione minore rispetto ad altri. La Responsabile per la Prevenzione della Corruzione ci ha negato l’accesso agli atti richiesti in quanto lesivi della privacy dei terzi coinvolti. Abbiamo dunque suggerito la possibilità che i dati personali, non essendo per noi motivo di interesse, fossero oscurati e venisse garantito un accesso parziale. La responsabile ha quindi richiesto un parere all’Autorità Garante per la protezione dei dati personali che si è pronunciata in favore del Comune, chiarendo come in questo caso accedere ai documenti avrebbe significato pregiudicare concretamente il diritto alla privacy dei controinteressati.

Se è giusto proteggere i dati personali dei controinteressati, dovrebbe però valere lo stesso per chi invia le richieste di accesso. Purtroppo così non è. Collaborando con diversi giornalisti nell’ambito di FOIA4journalists, abbiamo toccato con mano un punto cruciale che necessita di particolare attenzione da parte dell’Autorità per la privacy o del legislatore: la presenza di terzi soggetti “controinteressati” che, informati dalla PA della richiesta di accesso a documenti a loro collegati, vengono a conoscenza dei dati personali del richiedente giornalista.

In contesti rischiosi, ciò può scoraggiare il giornalista o l’attivista dal richiedere informazioni. In un caso specifico, un giornalista è stato minacciato da una persona su cui stava indagando per presunti legami con la criminalità organizzata che, avendo ricevuto copia dell’istanza FOIA ha avuto così accesso ai suoi dati personali. In questo, come in molti altri casi, il giornalista come il cittadino rischiano ripercussioni di varia natura. Chiedereste mai informazioni su un appalto che sospettate essere stato aggiudicato ad un’azienda della ‘ndrangheta, sapendo che questa verrà a conoscenza della vostra “curiosità” e dei vostri dati personali? www.trasparecy.it

bannercorsi

campagna adesione2019

ASFEL

Associazione Servizi Finanziari Enti Locali

Via Lepanto, 95 - 80045 Pompei (NA)

C.F. 90080340632 - P.I. 08339801212

. E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

. Fax: 081 011 2874

Top
Questo sito utilizza cookie di profilazione propri e di terzi per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Utilizza anche cookie analytics propri e di terzi al fine di effettuare statistiche e monitoraggi sull'utilizzo del sito. Continuando a consultare ASFEL.it o chiudendo questo popup, acconsenti all'utilizzo dei nostri cookie Dettagli…